Pd, Picarone: “Renzi via subito: ha ‘barato’ e distrutto il partito”

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Renzi continua a perdere pezzi da ‘novanta’. Con un post su Facebook il consigliere regionale (tra i più eletti in Campania) Franco Picarone, da sempre al fianco di Vincenzo De Luca e presidente della Commissione Bilancio della Regione, scarica l’ex segretario Pd. Al di là della posizione personale, la sua lunga ed articolata disamina può essere anche intesa come il ritorno al passato della linea politica deluchiana, originariamente anti-renziana. Linea che, però, a fatica il primogenito del Governatore, oggi deputato e vicino anche a Maria Elena Boschi e Ettore Rosato, accetterebbe. Picarone – coraggioso, tagliente e tutto da leggere – scrive: “Che non abbia nessuna cultura di squadra lo si era subito capito. Tantomeno ha mai avuto senso del partito e di quella che qualcuno ha definito ‘la ditta’. Che viva immerso nel suo ego profondo ormai è acclarato: è nel suo DNA perseguire pervicacemente nei suoi errori e non fare mai autocritica. Indubbiamente bravo, ma una comunità politica con alle spalle una lunga storia di lotte e selezioni anche dure di classi dirigenti, sempre mantenute nella dialettica interna di partito (che fosse la DC o il PCI, la Margherita o i DS), di uno così non ha bisogno alcuno. Anzi. Solo per ricordare alcuni fatti relativamente recenti:
Veltroni, segretario del PD eletto con molti milioni di voti alle primarie, è sconfitto da Berlusconi alle elezioni politiche del 2008. Il PD è al 33,2%, il Centrosinistra quasi al 38%. Tuttavia egli lascia senza condizioni e condizionamenti.
Bersani vince le primarie proprio contro Renzi. Alle elezioni politiche del 2013 l’esito non è disastroso (considerando quello che succederà poi alle politiche successive). Il centro sinistra vince le elezioni sia pure di poco. Il PD si colloca al 25,43%. Bersani tenterà di allargare la coalizione ai 5S. Non vi riesce. Pur avendo forte influenza sui gruppi parlamentari e sugli organismi nazionali lascia anch’egli, senza condizioni e condizionamenti di sorta.
Era lecito pensare che dopo una sconfitta senza precedenti dalle dimensioni uniche, storiche, mai viste, Renzi lasciasse per qualche anno l’agone politico e consentisse la difficile ricostruzione del partito e della sinistra. Dopo la sconfitta del referendum sulle riforme costituzionali, su cui aveva messo il personale timbro di fabbrica non solo non ha lasciato, ha raddoppiato, conducendo il partito all’annunciata sconfitta del 4 marzo 2018. Ma lui, attraverso qualche fedele scudiero (Rosato in primis), ha tessuto la perfida trama, comoda per tutti i leader politici, anche quelli oggi al governo, di una riforma elettorale che ha consentito di eleggere tutti quelli che ha voluto portare in Parlamento, che senza ‘se’ e senza ‘ma’ dovevano solo ringraziare lui che gli aveva consentito di approdare a Roma. All’elettore solo la scelta di votare il partito. Il fedele candidato eletto, per lo più senza consensi personali, uomo/donna al suo comando stretto. E con questa truppa, nelle sue mani e nelle dimensioni di almeno l’80% dei gruppi parlamentari PD di Camera e Senato, ha tenuto in ostaggio il PD, facendo finta di lasciare la segreteria e non consentendo in tempi rapidi alcuna discussione e soprattutto il congresso.
Quando, dopo lunghi e penosi affanni, si è deciso di fissare la data del congresso ha giocato ancora una volta ‘sporco’. Si è inventato una nuova Leopolda, i Comitati Civici, insomma un percorso esterno al partito. Ha scientemente incoraggiato la candidatura di Marco Minniti, persona seria, leale, capace ma non stupido né teleguidato, che compreso l’arcano ha subito lasciato la contesa.
Infatti egli ha messo subito in chiaro che Minniti non fosse il suo candidato, che lui, azionista di maggioranza dell’Assemblea Nazionale vigente del PD e dei gruppi parlamentari, non era interessato alle vicende del partito ma a quelle del Paese.
Ebbene, se uno come Renzi si esprime in questo modo, è evidente che sta perseguendo disegni alternativi al PD, che vedranno la luce tra qualche mese al massimo. Tutto legittimo, per carità, se non fosse che questa manfrina sta distruggendo le possibilità di ripresa del PD e del centro sinistra.
Sarà forse funzionale al disegno di costituire una nuova forza politica al suo comando ma non al Centro Sinistra e al Paese. Renzi è un vanesio che non vede oltre il suo naso. Non gli interessa vivere in un soggetto collettivo, il Partito. Non gli interessano gli altri. E’ interessato a sé stesso. Gli italiano l’hanno compreso in tempi abbastanza rapidi. Mi auguro che lo capiscano definitivamente anche gli elettori del PD.
Il risultato di questi primi mesi post–elezioni politiche è un PD afono e isolato. Esiste uno spazio politico di centro sinistra ma l’offerta politica di centro sinistra è stata soffocata. E’ inesistente sul mercato politico. Questa situazione sta ingenerando l’erronea convinzione che la dialettica politica si esaurisca tra le forze al governo del Paese, che sono tutto: centro, destra e sinistra. Litigano, si dividono e si uniscono, e sembra che tutto il dibattito finisca lì, tra il decreto sicurezza di Salvini, quello anticorruzione di Bonafede, il decreto Dignità di Di Maio, il no tap, il si Tav, i porti chiusi, etc..
Questo perché si è voluto dare la plastica convinzione che il PD sia retto da incapaci. Ancor più senza Renzi al comando. Pensavo fosse dialettica interna. Alimentata da uno che ha perso ma resta comunque dentro. Invece mi convinco sempre di più che sia peggio. E’ dialettica alimentata scientemente per disarticolare il partito e consentire che possa nascere dalle sue ceneri (miope disegno!) il nuovo partito di Renzi, che potrà avere gioco più facile se il PD continuerà a dibattersi anche nella difficoltà di esprimersi.
Io francamente non so quale congresso saremo capaci di celebrare. Quale sarà il grado di discussione e la qualità del dibattito. Di programmi chiari ancora non se ne sono sentiti.
Abbiamo bisogno di capire quale sarà la direzione di marcia. C’è l’esigenza di ricostituire l’offerta politica di Centro Sinistra, di un segretario nazionale riconosciuto, che unisca le forze. Di una strategia chiara rispetto al rapporto con le altre forze politiche, con l’Europa. Nel solco della migliore tradizione di elaborazione politica che tradizionalmente hanno saputo offrire i partiti di Centro Sinistra.
Che Renzi vada via subito. Costituisca il suo partito e ci lasci lavorare in pace. Per avere questa formidabile influenza ha barato, producendo regole del gioco (elettorali) che gli hanno consentito tutto questo. Ora però si fermi. Altrimenti non resteranno che macerie su cui non potrà costruirsi nulla”.
Foto in alto: visita nel 2017 di Renzi a Paestum. 

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