Reddito di Cittadinanza, mezzo milione a 101 ‘ndranghetisti

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“101 ‘ndranghetisti organici alle maggiori cosche della provincia, con ruoli gerarchici diversificati al loro interno, pur nella comune consapevolezza della necessità che le limitate risorse pubbliche a sostegno delle fasce deboli della popolazione giungano effettivamente a chi più ne ha bisogno, hanno comunque indebitamente richiesto ed ottenuto il reddito di cittadinanza” afferma, in una nota, il Comando provinciale di Reggio Calabria della Guardia di Finanza.  “Tra di loro – continua – esponenti anche di spicco delle più note famiglie di ‘ndrangheta operanti nella piana di Gioia Tauro o delle potenti ‘ndrine reggine. Altri invece, sono capibastone delle maggiori cosche della Locride. Anche i figli del ‘Pablo Escobar italiano’, unanimemente considerato dagli investigatori italiani e statunitensi come uno dei più grandi broker mondiali di cocaina e che si faceva vanto di pesare i soldi anziché contarli, figurano tra gli indebiti percettori della misura; e pensare che uno di essi, il figlio maggiore, oltre ad essere sposato con la figlia di uno dei maggiori produttori mondiali colombiani di cocaina è stato anche condannato in via definitiva per l’importazione di svariati quintali di stupefacente in Italia. Le indagini svolte dai finanzieri hanno inizialmente interessato una platea di oltre 500 persone gravate da pesanti condanne passate in giudicato, per reati riferibili ad associazione di stampo mafioso e si sono concluse con il deferimento all’Autorità Giudiziaria di Reggio Calabria, Locri, Palmi, Vibo Valentia e Verbania di 101 persone richiedenti la percezione delle pubbliche provvidenze e di ulteriori 15 sottoscrittori delle richieste irregolari. Sono state tutte inoltre segnalate all’INPS per l’avvio del procedimento di revoca dei benefici ottenuti, con il conseguente recupero delle somme già elargite che ammontano a circa 516.000 euro; nel contempo, sarà conseguentemente interrotta l’erogazione del sussidio che avrebbe altrimenti comportato, fino al termine del periodo di erogazione della misura, un’ulteriore perdita di risorse pubbliche di oltre 470.000,00 di euro. Il risultato conseguito, caratterizzato in questo periodo da una diffusa richiesta di sussidi pubblici per sopperire alle difficoltà connesse alla pandemia da Covid19 in atto, testimonia l’approccio multidisciplinare e trasversale dell’azione sviluppata nelle attività di servizio dalla Guardia di Finanza, che opera costantemente allo scopo di assicurare che le misure di sussidio apprestate dallo Stato siano effettivamente destinate alle fasce più deboli e bisognose della popolazione e non siano invece preda di individui disonesti ed irrispettosi delle leggi”.

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