Prestito 25mila € a imprese: quattro criticità individuate dal rettore Masullo

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Di Stefano Masullo*

Il decreto-liquidità e le sue criticità operative.
1 – Sull’erogazione di questi prestiti incombono rischi legali. Il problema della possibile imputabilità per concessione abusiva del credito o per concorso in bancarotta è sempre esistito ma adesso è dieci volte aggravato dalla situazione economica. In una situazione come questa in cui vengono a chiedere 25 mila euro, se non c’è uno scudo penale chi si azzarda a concedere un prestito?.
2 – La durata e la complessità delle procedure: sono sostanzialmente quelle ordinarie, di qualunque finanziamento, con delle aggravanti. La banca alla quale l’imprenditore si rivolge deve compiere un’istruttoria sulla solvibilità del cliente, perché la garanzia non è al 100% e quindi una quota di rischio rimane a carico dell’istituto di credito, che inoltre deve adempiere a quanto previsto dalle norme antimafia e antiriciclaggio. Una volta conclusa l’istruttoria bancaria, vi è un ulteriore tempo di attesa perché la SACE – la società pubblica alla quale è demandata la gestione di questo strumento – deve effettuare a sua volta una propria istruttoria prima di approvare e accordare la garanzia. Tutto questo richiede tempi molto lunghi, settimane se non mesi, per l’erogazione.
3 – I tempi troppo stretti per il rimborso: prestiti a sei anni (così è la gran parte di quelli previsti dal decreto) sono insostenibili per moltissimi operatori economici perché caricano sulle loro spalle un onere di restituzione difficile da sostenere in una stagione che sarà comunque di crisi e di faticosa ripartenza.
4 – Il rinvio troppo corto delle scadenze fiscali: sarebbe stato meglio che si arrivasse fino alla fine dell’anno. Così com’è stato stabilito, per soli due mesi, significa che le aziende riceveranno i prestiti giusto in tempo per pagare le tasse.

*Analista finanziario. Autore.
Magnifico rettore ISFOA
Istituto Superiore di Finanza e Organizzazione Aziendale
Università di diritto internazionale

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