Roma, bella vita invece di pagare i creditori. La GdF arresta due fratelli imprenditori. Erano subappaltatori Metro C

0

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, stanno eseguendo l’ordinanza di applicazione del la misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Roma nei confronti dei fratelli A. e F. D. V., imprenditori romani accusati di bancarotta fraudolenta.

Le indagini, svolte dal Nucleo Polizia Tributaria di Roma, hanno fatto luce sul fallimento della società che ha avuto in sub – appalto alcuni lavori per conto della METRO C S. p. A ., incaricata della costruzione della linea C della metropolitana della Capitale.

Le attività investigative, condotte anche attraverso il minuzioso esame dei movimenti bancari dei soggetti indagati e delle società loro riconducibili, hanno fatto emergere – ricostruendo un quadro indiziario che il G.I.P. ha definito “granitico” – una rilevante distrazione di utilità e beni societari, per un ammontare complessivo di oltre 24 milioni di euro.

Le somme distratte sono state utilizzate dai fratelli D. V. per l’acquisto di beni di lusso tra cui orologi, vini pregiati, viaggi alle Maldive, cene e rinfreschi in noti ristoranti capitolini, ma anche per gite a Gardaland, abiti, giocattoli, scarpe da ballo, elettrodomestici e abbonamenti pay – tv .

Peraltro, dopo aver dissipato il patrimonio aziendale della società in danno dei creditori, gli indagati hanno continuato ad operare con disinvoltura nel medesimo settore imprenditoriale dietro “schermi” societari riconducibili ad altri soggetti.

Inoltre, al fine di ostacolare la ricostruzione del reale volume d’affari della fallita da parte degli inquirenti, i fratelli D. V., rispettivamente Presidente del C.d.A. e consigliere di Amministrazione, hanno, tra l’altro:

  • falsificato i libri e le scritture contabili , sottostimando nei bilanci le perdite – ed esponendo, in un esercizio, addirittura utili inesistenti – al fine di ritardare il manifestarsi della crisi aziendale;
  • omesso di indicare in bilancio gli esiti del l’intervenuta transazione con la METRO C SpA, con cui la società ha accettato la riduzione di crediti vantati nei confronti della prima da 8,5 milioni di euro ad appena 700.000 euro;
  • effettuato numerosi ed illeciti “aggiustamenti” contabili di rilevantissimo importo;
  • predisposto note illustrative assolutamente insufficienti per consentire una corretta lettura dei bilanci.
Condividi.

Lascia un commento